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I DINTORNI

SAN GIORGIO

SAN GIORGIO

A 5km DA CALAVA'

A 15km DA TINDARI

A 12NM DA VULCANO

A 80km DAI NEBRODI

A 120km DALL'ETNA

A 115km DA TAORMINA

Sito medioevale di Gioiosa Guardia

Sul Monte Meliuso, a 795 sul livello del mare, si rinvengono evidenti tracce della struttura urbana dell’antico sito medievale di Gioiosa Guardia.
Il vasto territorio del Monte Meliuso, abitato solamente da poche famiglie di contadini, venne concesso in dotazione, nel 1094, dal Gran Conte Ruggero al monastero di S. Salvatore di Patti. Tale territorio faceva perte di uno più vasto, comprendente gli attuali centri di Librizzi, Montagnareale, S. Salvatore di Fitalia fino alla torre di Brolo.
Intorno al 1100, Ruggero d’Altavilla obbligò i villani di questo territorio a pagare delle decime al Monastero e gli uomini del Casale Zappardino sul Monte di Guardia a lavorare al servizio dei religiosi di Patti.
Durante la dominazione sveva, nonostante l’instabilità politica che regnava in tutta la Sicilia, Federico II, nel 1228, confermò le concessioni che la casa normanna aveva fatto al Monastero Benedettino di Patti. La prolungata sudditanza gravò a lungo andare, sugli animi dei contadini del territorio di Monte Meliuso, che cercarono di liberarsi dalle dipendenze del vescovo di Patti. La sommossa popolare venne, però, repressa e si concluse con la scomunica emessa dal papa Giovanni XXII nei confronti dei rivoltosi.
Sotto Federico III, nel 1357, Vinciguerra d’Aragona venne nominato a vita Capitano di Giustizia di Patti.
Egli diede grande impulso allo sviluppo del territorio favorendo il sorgere di centri abitati, quali: Gioiosa Guardia, S. Salvatore, Montagnareale e Sorrentini.
E’ di questo periodo la torre chiamata Oppidum Guardia Joiosae (di cui oggi sono visibili i resti) attorno alla quale i contadini fondarono il primo nucleo abitativo e costruirono la seconda chiesa, la Chiesa della Madonna del Giardino.
Nel 1371, con un diploma emanato da Federico III, il borgo di Gioiosa viene concesso in feudo a Vinciguerra d’Aragona.
L’espansione di Gioiosa Guardia ripropose la necessità di costruire , oltre alla preesistente Chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, santo protettore del paese ed alla Chiesa della Madonna del Giardino, la Chiesa di San Nicola di Bari nel 1473, come riportato su una campana, oggi allocata nella omonima Chiesa alla marina.
Il nuovo tempio, che divenne presto la nuova chiesa madre, sorse in seguito ad un voto pronunciato dai gioiosani, che superando indenni un periodo di pestilenze e carestie, nominarono S. Nicolò nuovo santo patrono del paese.
Tra il XVI e il XVII secolo, nel territorio di Monte Meliuso vennero costruite torri di avvistamento, ancora oggi riconoscibili, a difesa degli attacchi saraceni.
Nei primi anni del 1600 si cominciò ad assistere ad uno sviluppo dell’edilizia religiosa, grazie all’impulso dato dai vescovi di Patti, con la costruzione delle chiese di S. Maria delle Grazie (1575), di S. Maria della Catena (1603) e dell’oratorio di S. Filippo Neri (1610), ubicato vicino

alla Chiesa della Madonna Delle Grazie.
Nello stesso periodo prosperarono nel territorio, l’attività della seta, del cotone e della canna da zucchero; sul Monte Meliuso si diffuse la coltura del gelso e vicino il castello di patti sorse un’importante filanda.
Nel 1696 per volontà del teologo Don Cono Pisani, venne costruito un convento francescano, sul pendio di nord-est di Gioiosa Guardia, accanto al quale, recenti campagne di scavo hanno portato alla luce tracce di un antico insediamento greco del V secolo a.C.

Alla fase di floridezza economica, dovuta principalmente alla produzione della seta, seguì nel primo Settecento, una fase di stagno, a causa dello spostamento del mercato della seta nel Vicino Oriente e sia per la inadeguatezza delle vie di comunicazione.
Si assistette così ad una lenta e graduale migrazione della popolazione dall’entroterra verso la costa, scevra ormai dal pericolo delle incursioni piratesche. Tale spostamento raggiunse il culmine alla fine del settecento, quando, da un lato i danni del terremoto del 5 febbraio 1783 e dall’altro il rovinoso raccolto dell’anno successivo, dovuto all’invasione delle cavallette, finirono con l’acuire una situazione di carestia diffusa peraltro in tutta la Sicilia.

Scavi archeologici di Gioiosa Guardia

Sul pendio nord-est del Monte Meliuso di Gioioso Guardia, due campagne di scavi eseguite nel 1981 e nel 1982 hanno consentito la scoperta di un abitato di notevole importanza.
E’ stato messo alla luce un edificio rettangolare diviso in senso trasversale in tre ambienti, due dei quali sono stati esplorati sino al pavimento. Le strutture murarie conservate sino ad oltre due metri di altezza presentano particolari ed accurate tecniche di costruzione: un unicum in tutta la Sicilia soprattutto in considerazione del forte pendio del suolo.
La destinazione degli ambienti non è ancora nota.
Il materiale ceramico rinvenuto sopra i pavimenti è stato datato al V sec. a.C.. Si tratta di ceramica a vernice nera, a figure, dipinta, la cui scoperta fa pensare all’esistenza di un commercio non indifferente attorno al golfo di Patti. Infatti dalle indagini finora eseguite si evince che non si trattava di un piccolo centro di nomadi o di pastori, ma di un agglomerato ben consistente e abbastanza florido come dimostra il rinvenimento di ceramica di lusso.
Indubbiamente il nuovo sito ha posto interrogativi a cui, tutt’oggi, non è stato possibile darvi risposta. In primo luogo la sua identificazione: qualcuno ci vedrebbe la ricercata Agathyrnon, il cui sito non è stato ancora identificato con certezza, ma che comunque secondo alcuni storici si troverebbe tra Tyndaris (Tindari) e Alontion.
Dalle ricerche condotte e dal rinvenimento durante gli scavi di un gran numero di pesi fittili di diverse dimensioni è emerso che in questo sito doveva esserci una fiorente industria tessile.
Durante gli scavi effettuati nella grotta alla marina sita vicino alla stazione sono stati rinvenuti resti di origine preistorica.

In sintesi la storia del sito può essere così delineata:

Abitato Protostorico ( Bronzo finale XII-X sec. a.C.)
documentato da lembi di crolli e soprattutto dai reperti ceramici rinvenuti, classificabili nella Cultura dell’Ausonio II. La nascita dell’insediamento si inquadra all’interno di quell’ ampio fenomeno storicamente collegabile alla migrazione delle comunità  Ausonie.

Abitato Indigeno ( Età del Ferro IX-prima metà VII sec. a. C.)
E’ documentato da un edificio a pianta ovale, da pochi tratti di strutture ad andamento curvilineo e dai reperti provenienti sporadicamente e dalla quota più profonda dei vecchi scavi. L’abitato indigeno pare si strutturasse con case a piante ovali, orientate lungo un’asse N/S coerente con l’andamento naturale del pendio- dalla conformazione a schiena d’asino, stretta e allungata- con lato a monte incassato nel fianco della collina .

Abitato Greco ( fine VII/VI – V sec. a. C. )
E’ documentato da case a più vani dislocate lungo il pendio secondo un asse E/W in modo da superare i dislivelli. Rispetto al periodo precedente è significativo il cambiamento di impianto che, benché non possa essere definito rigorosamente ortogonale, sembra denunciare una influenza o forse meglio una presenza stabile greca. Questo settore di abitato venne distrutto e non più ricostruito alla fine del V sec. a. C.

Sepolture ( IV sec. a. C.)
Sui livelli di crollo e distruzione dell’abitato greco si impiantano alcuni gruppi di sepolture che testimoniano l’avvenuto abbandono di questo settore dell’insediamento nel IV sec. a. C.

Antiquarium archeologico

Il piccolo antiquarium comunale, allestito all’interno dei locali dell’ex Biblioteca, è in pieno centro urbano, lungo la via Umberto, asse stradale principale della cittadina. Si tratta di una grande e ampia sala espositiva e di due ambienti funzionali alla struttura.
L’antiquarium, è dedicato al sito archeologico di Gioiosa Guardia, insediamento protostorico progressivamente ellenizzato, abitato dall’età del Bronzo finale (XII-XI sec.) fino alla fine del V-IV secolo a.C.
Il percorso espositivo, con un apparato didattico di tipo tradizionale, è organizzato secondo un ordine cronologico che parte dalle epoche più antiche attestate nel sito e si conclude con alcuni brevi cenni sulla storia del Convento dei Frati minori e dell’ annessa Chiesa di San Francesco, costruzioni entrambe del XVII secolo localizzate quasi al centro del terrazzo occupato anticamente dall’abitato greco.
I reperti esposti documentano tutte le fasi di vita dell’abitato: da quella protostorica, con reperti databili tra il Bronzo finale (XII-X sec.) e l’età del Ferro (IX-VIII sec.), (vetrina A), a quella greca (VI-IV sec.aC.) , con oggetti che costituivano l’arredo domestico di alcune abitazioni (vetrine B e C) e il corredo di alcune sepolture (vetrina D).
L’esposizione include una ricostruzione didattica di un telaio per la tessitura e al centro della sala sono esposti 2 grandi pithoi da dispensa per lo stoccaggio di derrate alimentari e inoltre un ceppo di ancora , di particolare bellezza. L’ancora della lunghezza di 1,96 metri e di un peso approssimativo di 270 Kg risalente al periodo romano, si trovava, a largo di Capo Schino, su un fondale di sabbia mista a circa 14 metri di profondità; il reperto non presenta iscrizioni o decorazioni ed è del tipo a cassa senza perno.

Le Grotte del Tono

Le Grotte del Tono sono cavità naturali a cui si accede dalla Marina di Gioiosa Marea, nei pressi della stazione; di esse quella esplorabile è formata da 3 vani collegati tra loro da corridoi e cunicoli, al cui interno abbondano concrezioni stalattitiche e stalagmitiche, ancora oggi attive, dalle forme più strane e di straordinaria bellezza. Una vecchia leggenda giojosana narra che qualche centinaio di anni fa ingegnosi abitanti di Gioiosa Guardia vollero provare se le grotte di Contrada Urghi, alle pendice del Monte di Guardia, fossero veramente collegate, come si diceva nella Guardia di allora, con le grotte che sono alla base del Monte Meliuso, sia nel punto terminale di Ciappe di Tono, da cui la grotta prende il nome, sia in quello del Promontorio di Capo Calavà; narra, inoltre, che i giojosani buttarono numerose palle di fieno nelle grotte e che poi scesero alle Marine per aspettarne la comparsa. E sembra che, a distanza di qualche giorno, a largo della Spiaggia del Bove e a largo delle Grotte della Marina, affiorasse a galla il fieno che era stato buttato nelle cavità di Contrada Urghi (che prende il nome dall’intenso rumore d’acqua gorgheggiante che sale dagli incavi delle rocce).

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa di S Maria delle Grazie fu costruita dai Padri Filippini in quattro anni a partire dal 1780.
Accanto alla Chiesa, come a Gioiosa Guardia, fu elevato l’Oratorio e il collegio dei Padri, strutture architettoniche funzionanti fino al 1870, quando per le leggi di soppressione furono incamerate dallo Stato; oggi sono sede del Comune e della Biblioteca comunale.
La Chiesa a pianta rettangolare con un forte sviluppo longitudinale presenta tre navate ed un’abside visibile all’esterno.
Il prospetto principale, tripartito da lesene, caratterizzato da un portale d’ingresso sormontato da un frontone curvo interrotto, è stato restaurato nei primi anni del Novecento.
Nell’angolo Nord-Est è posto il massiccio campanile (1814) a pianta quadrata sormontato da una cupola a bulbo in stile eclettico-gotico, decorata ai quattro angoli da vasi. La forma potrebbe ricordare il campanile della chiesa omonima della vecchia Gioiosa Guardia, della quale rimane la campana collocata nel 1800.
All’interno della Chiesa sono conservate opere di notevole interesse storico-artistico, altari, statue, arredi sacri, paliotti d’altare ricamati in argento, espressione dell’artigianato locale, ostensori d’argento, etc, provenienti per la maggior parte dall’antica Gioiosa.

Chiesa di San Nicolò

Non si ha notizia certa sulla data di costruzione della prima chiesetta intitolata a San Nicolò, patrono di Gioiosa Marea.
Certo è che fino ai primi dell’800 le funzioni religiose continuavano ad essere ufficiate nella vecchia Gioiosa Guardia.
Ingrandendosi il paese la Chiesetta si rivelò però insufficiente ad accogliere i sempre più numerosi fedeli.
Nel 1825 venne aperta la Chiesa grande e la cappella venne adibita a sacrestia e tale rimase nella sua struttura fino al prime decennio del ‘900.
Nel campanile si conserva una campana che riporta una iscrizione da cui si evince che la Chiesa di San Nicolò con le sue campane era stata edificata nel 1473.
La Matrice di S. Nicolò, che può contenere fino a 2000 persone presenta una pianta rettangolare con tre navate, e una zona absidale sormontata da un cappellone con lanterna. Sul prospetto principale emerge il portale in pietra concluso da un frontone curvo e interrotto al contro do una edicola con la statua di San Nicolò.
Dalla vecchia Gioiosa provengono l’altare della 4° cappella sinistra, datato 1770, e l’altare maggiore del 1771.
Di particolare pregio l’altare del Sacramento collocato nella cappella dell’abside laterale sinistro (1770).
All’interno è possibile ammirare altre opere di elevato interesse storico-artistico provenienti da Gioiosa Guardia.

Chiesa di Santa Maria delle Catene

La Chiesa della Catena, o Chiesa di San Rocco fu la prima ad essere costruita, nel 1794 per opera del procuratore Nicolò Ferlazzo. Fu completata e aperta al culto due anni dopo nel 1796, quando i gioiosani abbandonarono definitivamente Gioiosa Guardia. Il culto della Madonna della Catena iniziò in età saracena col significato di Maria che libera dalle catene, dalla schiavitù; col tempo le catene assunsero altri significati, quali le malattie e i legami extra-coniugali.
La facciata della Chiesa, rifatta nel 1932, presenta due ordini sovrapposti, entrambi tripartiti da paraste, conclusi in alto da una finta balaustrata interrotta al centro da un grande fastigio.
La Chiesa, a pianta rettangolare, presenta uno schema tipologico ad aula, con abside visibile all’esterno. Nell’angolo sud-ovest trova posto il campanile, a pianta quadrata, i cui lati sono conclusi in alto da frontoni triangolari che delimitano la cupola piramidale. Nella loggia campanaria sono allocate due campane in bronzo: una del 1652, proveniente da Gioiosa Guardia e l’altra del 1919.
All’interno, sono presenti sette altari: l’altare maggiore, in marmi mischi e sei altari a blocco, allocati nelle due pareti laterali
Si conservano opere d’arte di rilevante interesse storico-artistico, provenienti da Gioiosa Guardia.

La Tonnara di San Giorgio

A levante di Gioiosa, oltre la roccia di Capo Calavà, si trova la contrada San Giorgio dove, prima ancora della fondazione di Gioiosa Guardia, si conduceva una vita marinara basata sulla pesca.
La storia della contrada di S. Giorgio si identifica con quella della sua Tonnara, della cui esistenza si hanno notizie sin dal XII secolo. Notizie più dettagliate si hanno a partire dal 27 giugno 1407, quando la Tonnara fu donata da Re Martino alla famiglia Orioles, che la mantenne fino al 1584, anno in cui morì Don Cesare Orioles, ultimo barone della famiglia.
Nel 1600 la figlia di Don Cesare, Donna Flavia si sposò don Francesco Mastro Paolo portando come dote la baronia e la Tonnara di San Giorgio.
L’ultimo barone Mastro Paolo fu don Giovanni che, non avendo figli nominò nel 1720 erede universale il Convento di S. Francesco d’Assisi di Palermo.
La Tonnara venne così affidata a diversi affittuari, i quali, non avendo ricavato grossi guadagni dalla pesca, abbandonarono la struttura, che che rimase inattiva fino al 1571, quando fu acquistata all’asta da Cesare Mariano D’Amico, investito del titolo di barone di S. Giorgio.
Dopo cinque mesi dall’acquisto, Cesare Mariano morì, lasciando erede il primogenito Cesare Francesco Carlo che nel 1758, finiti gli studi nel reale Collegio Borbonico dei padri Teatini di Palermo, pensò di riattivare nel 1775 la tonnara; Francesco Paolo si andò via via specializzando nel settore tanto da scrivere nel 1816 “Osservazioni pratiche intorno alla pesca, corso e cammino dei tonni; fu questo il periodo di maggiore floridezza per la tonnara.
Negli scritti si legge che la tonnara si calava con 120 ancore (30 nei tempi antichi), di 5 o 4 quintali. Vi erano sette palascarmi due dei quali chiamati “Scieri”, lunghi 70 palmi (un palmo corrisponde a 25 cm circa) e larghi 10 e 20 palmi, servivano per le grosse mattanze. La tonnara si estendeva, da est a ovest per 200 canne (400m) e si collocava normalmente a 500 canne di distanza da terra.
Il pescato veniva collocato in barili di legno e destinato ai grossi mercati tradizionali come Napoli, Salerno e Messina.
Fino al 1069 S. Giorgio, Tono di Milazzo e Oliveri risultavano essere tre delle ventisei tonnare in Italia, di cui 14 in Sicilia.
La struttura architettonica della Tonnara si sviluppa su due livelli: un piano terra con magazzini e depositi, in cui si svolgevano le attività legate alla pesca, ed un primo piano, residenza estiva dei proprietari.
Sulla spiaggia di San Giorgio si trovano i resti di due paliscalmi, in uno dei quali si legge il nome del capomastro Francesco Providenti di Milazzo e nei tramezzi di prua le parole d’ordine del ventennio “ Noi tireremo dritto” espressione di una scena da palcoscenico in cui si recitava l’umana follia dei marinari che, attorno agli argani, tesavano le gumine che a poppa scorrevano attorno alle carrucole dei cani.

Capo Calavà

A soli 5km da San Giorgio di Gioiosa marea possiamo ammirare la splendida spiaggia di Capo Calavà.

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